1- è fondamentale scoprire quali sono le1- è fondamentale scoprire quali sono le

1- INTRODUZIONEHo deciso di analizzare, per il mio primo elaborato scritto, il ruolo delle infermiere volontarie durante la prima guerra mondiale, visto il mio particolare interesse riguardo alla storia e più in particolare alle due guerre mondiali svoltesi nel XX secolo.E’ molto importante sapere e approfondire in modo più specifico possibile la storia dell’infermieristica perché è fondamentale scoprire quali sono le origini di questa professione; avendo già affrontato, in Infermieristica Generale 1, la storia della professione infermieristica ho notato che la mia curiosità e la mia passione riguardo questo campo si è ampliata, leggendo libri e interessandomi a questa parte rilevante della professione infermieristica.Conoscendo la storia di questo lavoro si capisce quanto sia importante questo ruolo, quanto sia una vera e propria forma di assistenza e di aiuto verso gli altri, verso il prossimo, e soprattutto quanto a volte pur se sminuita e sottovalutata essa sia fondamentale per la buona riuscita delle tecniche mediche, per il lato umanitario dell’assistenza e del rapporto tra operatore sanitario e persona.2- LA NASCITA DELLA SCUOLA PER INFERMIERE VOLONTARIEA partire dal secolo XIX per il soccorso e l’aiuto dei feriti in guerra erano stati istituiti dei movimenti internazionali allo scopo di soccorrere, sia i propri soldati feriti sia i nemici, non solo negli ospedali, ma anche sui campi di battaglia; L’opera di Henry Dunant, per gli uomini, fu fondamentale per lo sviluppo di queste associazioni volontarie e per le donne si deve ricordare la granduchessa Héléna Pavlowna, nobildonna russa che fondò la Comunità della Santa Croce.La donna cui si deve la vera e propria nascita della Scuola per Infermiere Volontarie della Croce Rossa è Sita Camperio Mayer; il suo interesse all’ambito professionale infermieristico si sviluppò dopo aver subito un piccolo intervento chirurgico, si mostrò subito riconoscente dell’aiuto di una giovane infermiera della Croce Rossa, cosi presentò una relazione intitolata: “L’ambulanza-scuola femminile della Croce Rossa Italiana”, un programma all’avanguardia per quei tempi esposto in un contesto di manifestazione femminile che avrà poi un buon successo in futuro.Il primo corso di formazione per infermiere della Croce Rossa fu organizzato a Milano nel 1906 dalla Camperio con un gruppo di donne molto sensibili all’assistenza agli infermi;L’anno successivo a Londra si discusse a livello internazionale con l’VIII Conferenza, che invitò le Società nazionali a creare delle scuole di formazione, preparazione e istruzione per l’assistenza e il soccorso infermieristico in caso di guerra.Ufficialmente la nascita del Corpo Infermiere della Croce Rossa Italiana risale al corso tenuto a Roma, nel Palazzo di Giustizia, nel 1908, indetto dalla regina Elena e con la partecipazione di novantatrè associazioni e frequentato da circa 250 donne.Già dopo due anni dalla nascita del Corpo di assistenza si potevano contare migliaia d’infermiere che costituivano il personale di assistenza, interessate ad approfondire la loro conoscenza in questo campo e ad offrire il loro prezioso aiuto alle persone.Alla vigilia del primo conflitto mondiale il Corpo delle volontarie contava circa 4000 infermiere, pronte per assistere eventuali soldati feriti durante imminente conflitto bellico.3- AVVENTO DELLA GRANDE GUERRAIn Inghilterra, intanto, già da alcuni anni, grazie a Florence Nightingale fu costruita la Prima Scuola Britannica di formazione professionale infermieristica presso il Saint Thomas Hospital a Londra; questa innovazione in Italia fu vista come una fonte da cui trarre inspirazione, ma fu molto difficile attuare le moderne riforme della Nightingale nel servizio infermieristico Italiano.F. Nightingale introdusse il termine di “nursing” che iniziò ad essere utilizzato molto in Italia quando nelle scuole fu imposto il suo moderno modello di assistenza.Da qui il Nursing acquistò una nuova concezione, fu visto come un’occupazione che si basava su un insieme di conoscenze che potevano essere apprese in una Scuola specifica e non più come un’attività di carattere etico-religioso, basato sull’istinto femminile e sulla loro innata capacità di assistenza.In Italia intanto, prendendo spunto dalle riforme avviate in Inghilterra, nel 1912 fu creato l’ospedale-scuola delle Infermiere Professionali che divenne durante la Grande Guerra l’ospedale territoriale numero otto della CRI (al termine della guerra esso fu donato al Comitato di Milano e fu dedicato alla principessa Iolanda, (Sironi 1991).4- LA PRIMA GUERRA MONDIALE (1914-1918)La prima guerra mondiale (o Grande Guerra) fu uno scenario di prova per l’assistenza infermieristica.L’evento bellico scoppiò nel 1914 quando a Sarajevo un colpo di pistola uccise l’Arciduca d’Austria e sua moglie; dopo un mese da questo evento l’Austria dichiarò guerra alla Serbia e questo provocò delle reazioni a catena.Le infermiere volontarie che si occuparono dell’assistenza prima della guerra, furono incitate a partecipare ai corsi di formazione sanitaria; questo reclutamento faceva riferimento all’ottica patriottica e all’emancipazione femminile e soprattutto all’aspetto “materno” della donna madre.Le infermiere volontarie che si erano preparate nelle prime scuole di formazione, si trovarono ad assistere i soldati direttamente sui campi di battaglia; durante questi combattimenti ci fu un enorme bisogno di assistenza infermieristica, di medici e di materiale sanitario, ma tutto questo si dovette scontrare con la limitatezza di materiale clinico disponibile per le operazioni di soccorso ai feriti.Il compito delle infermiere, chiamate anche Crocerossine, fu quello di curare ed assistere i militari feriti durante i combattimenti; lavoravano nelle Unità Sanitarie sulla linea del fronte, le strutture molto spesso erano improvvisate in ville private, edifici pubblici, trasformate poi in ospedali, dove le Sorelle potevano svolgere il loro duro compito durante tutto il periodo bellico; il corpo di assistenza delle infermiere volontarie, guidate dalla Duchessa d’Aosta, durante il conflitto raddoppiò fino a contare 8500 unità.Le infermiere lavoravano sui treni ospedale, prestavano assistenza ai feriti nelle sale operatorie affiancando ufficiali medici, si occupavano del guardaroba, della farmacia e delle cucine, ma il loro compito in questo periodo fu molto difficile da assolvere sia a livello psicologico sia fisico.Il ruolo delle Infermiere volontarie fu sia di matrice cattolica sia laica, le donne che decisero di impegnarsi facevano parte della borghesia ma dovettero affrontare le ostilità ed i pregiudizi sulle loro abilità e capacità lavorative, infatti, molti sottoufficiali e soldati non riconoscevano il ruolo della donna in quest’ambito.Oltre all’aspetto medico ed assistenziale le infermiere dovevano agire per risollevare soldati che avevano subito amputazioni, oppure preparare le attrezzature necessarie (ad esempio maschera di protezione dai gas asfissianti) per salvare quante più vite possibili.In totale, durante il combattimento, le strutture sanitarie della Croce Rossa Italiana furono 204 in tutta Italia, con circa 30 000 posti letto e furono mobilitate in totale 7 320 infermiere Volontarie.Oltre alla Croce Rossa Italiana ci furono altre organizzazioni che si occuparono dell’assistenza ai feriti, come per esempio i Comitati di preparazione e di assistenza civica, Associazioni Femminili, i Comitati di preparazione e di assistenza civile, Croce Bianca, la Croce d’oro, la Croce Verde.5- LE DIVERSE FIGURE INFERMIERISTICHE DURANTE LA GRANDE GUERRALe infermiere, durante lo scontro, erano classificate in: infermiere religiose, volontarie e professionali.Le infermiere religiose avevano un ruolo molto importante, il loro servizio di assistenza era particolarmente apprezzato dal personale medico perché riuscivano a dare un’assistenza 24 h su 24 al letto del malato ed inoltre svolgevano il loro ruolo con grande rigore e attenzione.Queste figure mostrarono anche dei grossi limiti perché esse non prestavano assistenza al letto dei malati di sesso maschile ed è per questo che si rese necessario modernizzare e svecchiare queste abitudini (Sironi 1991: 111); successivamente questo processo di rinnovazione si attuò portando a conseguenze importante il ruolo infermieristico, infatti, si garantì poi una presenza assistenziale nei reparti maschili e si cominciò ad istituire con corsi di formazione.Le infermiere volontarie invece furono le vere protagoniste di questa guerra, acquistarono una particolare importanza grazie alla Croce Rossa e grazie anche ad altre associazioni che effettuarono assistenza e cura nel campo di battaglia.Ogni anno il numero di donne che decidevano di entrare a far parte della Croce Rossa, cresceva sempre di più; l’istruzione fornita dall’ente si rivelava di fondamentale importanza ai fini di assistere i soldati ed i malati. In particolar modo è doveroso citare il ruolo della Regina Elena d’Aosta  dimostratasi da sempre molto attenta all’istruzione assistenziale necessaria ai fini di una adeguata crescita professionale ed umana delle Crocerossine.Le scuole di formazione per nuove infermiere della Croce Rossa realizzarono un grosso incremento; in un lasso di tempo significativamente ridotto si passò da 68 scuole attive antecedentemente al conflitto, fino alle totali 176 censite nel 1918.Altre associazioni, come le Scuole Samaritane, istituirono scuole di formazione infermieristica, contribuendo a fornire un maggior supporto alle Crocerossine durante la Grande Guerra.La figura dell’infermiera costituiva un ruolo assistenziale molto valido, sia dal punto di vista del supporto morale sia da quello puramente tecnico e professionale. Il ruolo non fu particolarmente rilevante solamente durante la guerra, ma anche e soprattutto nel primo dopoguerra quando il processo infermieristico venne reso professionale e rimodernizzato.6- CONCLUSIONILo sviluppo della figura dell’infermiera durante il periodo bellico, ha rappresentato una fase nuova rivelando al mondo l’importanza di questo ruolo, prevalentemente nell’assistenza ai militari feriti in guerra. L’emergere di difetti nelle procedure e nelle tecniche vigenti durante la guerra portò ad una riflessione che sfociò in una riforma che condusse ad una maggiore preparazione nello svolgimento di questo ruolo cruciale.Molto importante, per la diffusione di questo processo di formazione, fu la propaganda al fine di aumentare il numero delle studentesse.Nel nuovo modello infermieristico furono esclusi gli elementi maschili e fu messa da parte ogni velleità di laicizzazione.La riforma portò la conferma e la validità del modello professionalizzante, il quale si focalizzava sul valore aggiunto che le Infermiere Professionali potevano offrire non solo rispetto al personale maschile ma anche e soprattutto rispetto a chi praticava il nursing, intendendolo solo come mero esercizio di pure tecniche infermieristiche. Al contrario, un approccio basato sulla competenza, sulla professionalità e sulla disponibilità nei confronti del paziente, poteva ragionevolmente essere considerato l’essenza stessa del caring.